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Salina dei Monaci

Promozione e contatti: http://www.litoraletarantino.it Prenotazioni visite e attività: info@riservenaturali.it; Direttore delle Riserve Alessandro Mariggiò: 347.877295 – fax 099.9712097

DESCRIZIONE: A poche centinaia di metri dalla cinquecentesca Torre Colimena, si trova l’antica salina, formatasi in una depressione umida retrodunale e, dal 2002, parte dell’Area Naturale protetta della Regione Puglia, estesa su di una superficie totale di 1.113,22 ettari. Il primo accenno dei documenti storici alla Salina dei monaci (Salina que dicitur de monachis) si rintraccia nella donazione del 1172 da parte di Guglielmo II di Sicilia detto il Buono al Monastero di San Lorenzo di Aversa. Il diploma elencava una vasta porzione di territorio comprendente la salina, che appartenne ai monaci benedettini almeno fino alla prima metà del XV sec. Tra il XVII e il XVIII secolo si registra il picco di produttività, quando vi lavoravano almeno duecento operai che depositavano il sale in tre lunghe stanze rettangolari con pavimento a dorso d’asino e ampia volta a botte. La Salina dei monaci di Bevagna, con i resti del deposito per il sale e il canale di alimentazione dal mare intagliato nella roccia, costituisce un raro esempio di archeologia industriale nonché uno dei pochi siti di prateria salata ben mantenuta. Intorno allo specchio d’acqua limoso, vivono specie di piante che riescono a ricavare sostentamento dalle soluzioni molto salate. Tra tutte ricordiamo l’atriplice, erba edule ortense che in epoca moderna è stata sostituita dallo spinacio, l’astro delle saline di cui sono eduli le piantine prima della fioritura, l’enula bacicci spesso usata per accompagnare piatti di pesce e la seuda marittima che, cruda, ha azione lassativa, ma è commestibile se cotta. La fauna è costituita da una notevole quantità di uccelli migratori, tra tutti i fenicotteri rosa, le garzette e i cavalieri d’Italia che la frequentano come punto di sosta e per il nutrimento.

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