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Cripta delle mummie

DENOMINAZIONE:  Oratorio dell’Arciconfraternita della Morte   Oria (BR)

CRONOLOGIA:      XVI - XVII  sec.            

UBICAZIONE: Piazza Cattedrale      

POSIZIONE:   G.P.S. Longitudine E 17°38'31  Latitudine N 40°29'51

DESCRIZIONE ARCHITETTONICA STRUTTURALE: La cripta dell’Oratorio fu realizzata sotto il regno di Ferdinando I Re di Napoli, affinché ci fosse un luogo di preghiera e ricordo per tutti quei giovani che non tornarono dalla battaglia contro Maometto II, caduti nei vari campi salentini. La cripta è costituita da un'unica sala con volta a botte, sui muri laterali ci sono  22 nicchie ad altezza d’uomo, all’interno delle quali sono collocate le mummie di quei confratelli che ne fecero richiesta ufficiale tramite atto notarile e consenso familiare. Sulla parete di fronte  alla scala d’accesso,  è collocato l’altare in tufo  adornato da una preziosa tela del ’600 che raffigura la Madonna del Carmine con il Bambino; ai suoi piedi è visibile la  rappresentazione delle anime sante del Purgatorio. Sulla cornice aggettante del piano d’imposta sono collocati i teschi dei Confratelli morti da tempo. Sul pavimento sono ancora visibili tre botole che portavano ai cunicoli sottostanti adibiti a sepolture, e che conducevano sino alla “Torre Palomba”, ove pare avvenisse il rito della mummificazione; perciò ancora oggi volgarmente la torre viene detta “Torre Carnara”.

L’Oratorio dell’Arciconfraternita fu realizzato nel corso del XVI sec. per il continuo aumento di “professi”. Sulla esistente Cripta,  fu costruita l’attuale sala, affinché fosse adibita a luogo di preghiera e riunioni, anche politiche, vista altresì la laicità del movimento e il momento particolarmente critico per tutto il Meridione d’Italia. Nel ‘700, lungo le pareti laterali, fu costruito un palco in legno con 46 stalli particolarmente decorati, in modo speciale quelli degli anziani, del Priore e dei consiglieri. L’altare, collocato sulla parete frontale all’ingresso, è ornato da una grande tela che raffigura la Madonna con S. Pietro e Paolo in ginocchio, datata1696. Ai due lati vi sono due tele ovali: una raffigura S. Simone Stok e l’altra il Profeta Elia, entrambe del XVII sec. In alto, tra la cornice a stucco, è incastonata un’altra tela ovale della Madonna con il Bambino, forse di epoca bizantina o del 1300.   

NOTIZIE STORICHE E ARTISTICHE: L’Arciconfraternita della Morte ha una lunga storia che nasce con l’invasione dei Turchi nel Salento, guidati da Maometto II che fece una terribile carneficina nell’espugnare la città di Otranto, difesa da giovani volontari provenienti da tutto il territorio salentino; tra questi c’era un folto gruppo di oritani  martirizzati  nell’estate del 1480.

Ben presto scattò la macchina bellica degli stati cristiani, guidata dal Duca Alfonso II di Aragona, figlio di Ferdinando I re di Napoli, che organizzò ad Oria il quartiere generale di riscossa. Molti furono i cittadini che, da “civili”, vollero aggiungersi all’esercito, per cacciare dal territorio salentino le orde musulmane e  vendicare la morte di tanti cittadini inermi. Guidati dall’Arcivescovo di Oria e di Brindisi, Monsignor Francesco De Arenis, alcune centinaia di cittadini oritani impugnarono le armi in nome della “Crociata della Morte”che si costituì nel 1481 e fu presentata al sovrano, che la passò in rivista nella Piazza d’Armi del castello svevo. Il giuramento fu solenne “Fede o Morte”; così la compagnia dei Crociati oritani partì alla volta del Salento. Le battaglie furono tante, lunghe e cruente, il nemico fu respinto definitivamente nel marzo del1484. La compagnia dei Crociati oritani ritornò vittoriosa, coperta di gloria, ma dimezzata. Gli eroi furono accolti trionfalmente dal loro Arcivescovo De Arenis e dai concittadini e portati nell’antica Cattedrale. Il vescovo li benedisse e impose il titolo di “Compagnia del S.S. Crocefisso”, che  rimase fino al 1496. Il vescovo Monsignor Del Tufo,  nel 1598, promosse la Compagnia, come “benemerita del popolo e dei Vescovi” e la pose sotto la protezione di Maria S.S. del Monte Carmelo, con il grado di Arciconfraternita della Morte. Nel 1776 il Re Ferdinando IV fregiò di ulteriore onorificenza l’Arciconfraternita per gli atti di eroismo e di carità manifestati.  Con firma autentica in corsivo e sigillo reale in oro, donò lo statuto manoscritto al Priore.

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